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sabato, 08 novembre 2008

кафе литературнoе

saturno

"Non esagerare"
"Io esagero sempre. E' il mio unico pregio"

Fernan Ozpetek, Saturno contro

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giovedì, 16 ottobre 2008

кафе литературнoе

nanna

"Lorenzo, andiamo a dormire, dai. Su, domani devi alzarti presto, devi essere sveglio."
"A
spetta, fammi finire questo sogno."

Fernan Ozpetek, Saturno Contro

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caffè florian

dialogo

A volte pare un altro pianeta. Mangio dormo rido lavoro coccolo mi coccolano preparo scappo sposto metto pulisco un ordine sparso e cose e persone. Un altro pianeta. Lo stesso, ora raccontato da un altro punto di vista. E da un altro. E da un altro. Lo stesso pianeta un diverso pianeta. Non è nemmeno un pianeta. E' il mio sistema di riferimento, ma i sistemi di riferimento non esistono se non come assunti. Gli assunti si cambiano, euclidei o meno. Questo è rigorosamente euclideo, ormai dimostrato. Parallele parallele. Improvvisamente si apre un racconto, parole di altri fluiscono nella mia testa per caso, apro le orecchie, ascolto. Ascolto. Perché improvviso è il flusso e la direzione è la mia. Ascolto. Ascolto il diverso punto di vista e scopro che è il mio. Mi aspetto un altro punto di vista attraverso altri occhi, questo pianeta mio solo mio che scaldo raffreddo vivo muoio a ogni rotazione. Scopro invece il mio. Lo stesso, esattamente lo stesso mio punto di vista. Occhi altrui osservano questo pianeta da molto prima che io esistessi e ascolto e scopro che i colori sono quelli che descrivo io, le ombre sono quelle che descrivo io, le distanze sono quelle che descrivo io, le velocità sono quelle che descrivo io, le asincronie, i terremoti, le alluvioni, le disperazioni. Tutto già visto già vissuto già provato non da me. Scopro che sono un replay di un mondo già vissuto, già visto, già sofferto, già mandato per aria da persone e persone prima di me. La mia rivoluzione è lenta, lenta per inesperienza, lenta per incertezza del mio cammino, ma ruoto. Ruoto con tutta la mia inerzia, i satelliti che mi porto dietro e avvolgo nella mia gravità. Non conosco la destinazione, ma mi sposto lungo la mia ellisse.

Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di sentire per caso tutta la storia del mio pianeta.

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bar bianco

decision making

M: E oggi sei stata all'asilo?
C: kì
M: E hai giocato con la Raffaella?
C: kìì
M: E c'era anche la Silvia?
C: kìì (testolina su e giù)
M: E hai giocato con le palline?
C: kìì! (ricci su e giù)
M: E sei andata fuori a giocare?
C: kì
M: E sei andata sull'altalena?
C: kììì... din don din don
M: Bello. E poi c'erano i bimbi?
C: kì
M: E hai giocato con una bimba?
C: kì
M: E come si chiama la bimba?
C: Bimm-bà!
M: Sì. E hai giocato con un bimbo?
C: kì
M: E come si chiama il bimbo?
C: Bimm-bò
M: E facciamo la nanna?
C. Nòò-o-ò!

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mercoledì, 15 ottobre 2008

bar bianco

'nine

Dipende tutto dai collegamenti neuronali, dalle sinapsi e cose così, lo so. Ma c'è qualcosa nelle manine di un bimbo, che le rende speciali. I movimenti che fanno, quello che toccanno, si anima di una scintilla. Se quelle manine si appoggiano, troppo forte o troppo piano, tirandosi dietro tutto il peso in inerzia o lievi lievi quasi per sbaglio, sussulterai. Sussulterai perché nessuno di quei movimenti sarà identico a quello che la tua mente viziata e annebbiata si aspetta. Sono manine speciali, movimenti speciali che svaniscono nell'attimo in cui crescono.

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martedì, 14 ottobre 2008

caffè florian

don'cha know, don'cha know

Grazie

al ragazzo nordafricano: mi hai offerto quella galatina perché tossivo
allo stagista: mi hai offerto una caramella perché tossivo
allo statistico: ci volevano proprio quei biscotti
al numero uno: ci vuole proprio un momento per dire la verità
al colpo di fortuna: ci vuole proprio un momento per guardare la verità
al colpo di sfortuna: ci vuole proprio un momento per dire quello che si pensa
al signore con la giacca bianca: mi cedi sempre il passo all'uscita
al ragazzo un po' strano: sei una certezza al ritorno
al ragazzo con gli occhiali: sei una certezza all'andata
alla lettrice di gialli: da riccia sei diventata rasta e hai cambiato genere
a olivia: so che sei sempre lì la mattina
al labrador biondo: anche se non ti vedo mi vieni in mente
al treno delle 17:33: non si sa mai se e quando partirai, e mi ricordi che tutto è incertezza
alla feltrinelli in stazione: come sentirsi a casa quando ti senti morire
al calzedonia in stazione: come fare qualcosa di utile e sentirsi un po' meglio
alla farmacia in stazione: come sapere che forse non andrà così male
al cinese dell'edicola: un genio, basta coda allo sportello
alla fornaia di via tortona: un sorriso in ogni zucchiniegrana
al salumiere corpulento della standa: no, non mangio solo quello
alla barbara del saba: i tuoi croissant mi rimettono al mondo
al ragazzo del bar all'angolo, che oggi mi ha fatto il primo tè: mi hai ridato la vita
alle pilloline omeopatiche tedesche per bambini: fallito l'antibiotico, sarà ora che funzionino
a L.: facciamo a gara...
a S.: incredibile chioccia
ai gOccupati e ai gpreOccupati: non tutto è bit
al mio compleanno, perché non ho ancora deciso cosa ne farò

slightly warmer

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domenica, 28 settembre 2008

кафе литературнoе

34

Thirty-four is a difficult age. A different kind of difficult age than thirteen, but plenty difficult. Gotanda and I were both thirty-four, both beginning to acknowledge middle age. It was time we did. Readying things to keep us warm during the colder days ahead.
Gotanda put it succintly. "Love. That's what I need."

Haruki Murakami, Dance Dance Dance, 1988

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mercoledì, 10 settembre 2008

кафе литературнoе

slippery when 36

Ma attenzione, c'è una ragione ben precisa dietro a questo sfacelo. O, chissà, forse si tratta solamente di un pretesto: ieri, ho compiuto trentasei anni. Quel mucchio di rifiuti accanto alla porta d'ingresso era in realtà un regalo di compleanno da parte di Aono. Mi è arrivato la settimana scorsa per posta aerea: un vaso di cristallo e una scatola di cioccolatini Godiva. Aveva tutta l'aria di un regalo di fine anno giunto al momento sbagliato e, incredibile ma vero, i cioccolatini nella scatola, tutti allineati in perfetto ordine, erano giusto trentasei! Accecata dalla rabbia, gli ho spedito subito una e-mail: "Come ti sei permesso, mi hai dato trentasei anni con una settimana di anticipo!". Ma l'infame non si è nemmneno degnato di rispondermi.

Marilyn Monroe aveva trentasei anni quando si è imbattuta nel suo tragico e misterioso destino. Lady D aveva trentasei anni quando ha perso la vita in quell'incidente stradale, poco prima di convolare a nuove nozze. E trentasei anni li aveva pure la scrittrice Suzuki Izumi quando si è suicidata. Il 36 deve essere un numero sfortunato per noi donne, come una specie di porta verso l'inferno. Sono pronta a scommettere che l'unica ragione per cui Aono ha smesso di fare l'amore con me è perché stavo per compiere trentasei anni!

Hasegawa Junko, L'uovo infecondo (da: No Geisha)

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hard rock cafe

close to you

A volte non c'è molto da dire, se c'è solo da ascoltare.

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mercoledì, 03 settembre 2008

diverso

Diversa la luce l'aria gli sguardi i passi. I passi, come sono diversi i passi. I passi in una stazione, i passi nei sotterranei, i passi lungo i binari, i passi in una direzione. Diverso è che c'è una direzione. Si distingue subito chi non ha direzione, chi non ha una scadenza da rispettare, un termine ultimo entro cui presentarsi in un posto e assentarsi da tutti gli altri. Da tutti gli altri, in cui nulla vieta, in linea teorica di essere. Basta prendere e uscire, prendere e andarci. Bellissimo. Bellissimi gli abiti, vari e diversi, le calzature, varie e diverse, le facce gli sguardi i movimenti la velocità, varie e diverse, di chi ha destinazioni e scadenze diverse.

Qui la luce è opaca, la luce è opaca come sempre e non potrebbe non esserlo. E' il luogo della luce opaca, in cui una luce netta e pulita e aperta forata dal vento è rara, e quando c'è scoppia, scoppia di luce tra i palazzi, sulle facce i movimenti le scadenze, rimbalza di auto in auto, tra gli alberi che di nuovo tornano ad avere foglie o rami secchi d'inverno e uccide dentro dentro in fondo attraverso la retina chi è abituato alla luce opaca e alla propria destinazione. La luce opaca assopisce l'ipotesi, addormenta gli istinti, richiude in se stessi gli sguardi i passi e concentra le direzioni.

Un binario, vivo e morto a momenti alterni della giornata. Tutto quello che ci passa sopra, attraverso. Curioso, lamiere contengono trattengono racchiudono e sbam! si spalancano fino ai fischi, lasciando riversare penetrare altri sguardi passi direzioni scadenze. Occhi senza direzione certa cercano una cartina un aiuto si fermano bloccano la gente che ha passi direzioni, vari e diversi, che ha direzioni comunque, sopra chi si ferma.

Su su meno buio, meno grigio elettrico, meno polvere chiusa di sotterraneo, su su scale scale e su su scale scale, aria: aria opaca, opaca e belissima, pronta a trattenere desideri alternative ipotesi, pronta ad accarezzare racchiudere le direzioni. Il cinese all'uscita ha cambiato la mercanzia.

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кафе литературнoе

15%

Recitiamo la preghiera della Serenità. Dio ci conceda la serenità necessaria ad accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio necessario a cambiare le cose che possiamo cambiare, e la saggezza necessaria a distinguerle. La diciamo ancora e ancora. Sophie ce la fa dire ancora e ancora finché il veleno si dirada, finché sulle facce comincia a comparire qualche sorriso. Dio, concedici la serenità. Dio, concedici la serenità. La Gente sorride, ma i sorrisi e le preghiere non cambieranno la realtà. L'ottantacinque per cento di noi è fottuto.

James Frey, In un milione di piccoli pezzi

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sabato, 16 agosto 2008

кафе литературнoе

words

"Sometimes we don't need words," the old man said, as if he hand't heard me. "Rather, it's words that need us. If we were no longer here, words would lose their whole function. Don't you think so? They would end up as words that are never spoken, and words that aren't spoken are no longer words."

Haruki Murakami, Where I'm likely to find it

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"Kirie took a moment to imagine the heroine. "Is she attractive?"
"I think so. Quite attractive," Junpei said. "But not as attractive as you."
"Kirie smiled and kissed Junpei on the neck. "That's the right answer," she said.
"I make it a point to give right answers when necessary."
"Especially in bed, I suppose."
"Especially in bed," he replied.

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Now he knew: What matters is deciding in your heart to accept another person completely. And it alsways has to be the first time and the last.

Haruki Murakami, The kidney-shaped stone

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sabato, 26 aprile 2008

bar bianco

dubbio

Probabilmente è stato uno sbaglio, non entrare qui per tanto tempo. Probabilmente è stata la cosa giusta. Ma ha lasciato il silenzio, ha aperto lo spazio del dubbio della memoria. Perché la memoria cede al desiderio e al sentimento e a volte ondeggia, riflesso in una superficie liquida.

Lei è bellissima. E' allegra e sicura e adora lui, grande quanto minuscolo. Lo guarda come un dio e ride, quanto ride quando è con lui, quando lui la bada. Come lo osserva, quando lui non la bada.

Dieci chili di calore contro di me. Quant'è bella, anche lei, fuori di me. Senza di me. Quando guarda, studia, decide, fa, sbaglia, ricomincia, va. Va.

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giovedì, 13 marzo 2008

кафе литературнoе

swallow

No matter who I was dealing with, I maintained a set distance, carefully monitoring the person's attitude so that they wouldn't get any closer. I didn't easily swallow what other people told me. My only passions were books and music. As you might guess, I led a lonely life.

Haruki Murakami, Sputnik Sweetheart, 1999

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giovedì, 06 dicembre 2007

caffè florian

come niente

Come niente sono due, un giorno, e non uno
Come niente sono uno, un giorno, e non due
Come niente sono zero eppure parevo dieci
Come niente passa uno come era passato un altro e un altro e un altro
Come niente è di nuovo dodici, ed era dodici anche l'anno scorso
Come niente scrivevo: lascia stare. E non sapevo ancora cosa dicevo
Come niente ho lasciato stare e ho cominciato a pensare
Come niente ho smesso di pensare e ho preferito sognare
Come niente ho sognato un sogno e i sogni son desideri
Come niente niente va desiderato: il desiderio è il male dei mali
Come niente ci si ammala e poi scoppia un po' la testa
Come niente la testa non scoppia, ma scoppia il desiderio
Come niente c'è silenzio, molto silenzio intorno
Come niente è davvero zero, non appena si spegne il giorno
Come niente sono qui da capo, a scherzare con una penna in mano
Come niente sarò qui da un capo, e non sarà ancora per un dieci
Come niente sarò poco, appena appena sufficiente
Come niente sarà il mio tempo, per niente affatto sufficiente
Come niente le mie energie, esaurite prima di pensare
Come niente il desiderio ricomincerà ad affiorare
Come niente, come sempre, sarebbe tempo di imparare
Come niente, sono sempre, e devo ancora cominciare.

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lunedì, 26 novembre 2007

bar bianco

geometricamente

- Hai visto che bella luna piena?
- Eh sì, proprio piena, è bellissima
- Sai mamma, la luna piena è fatta con tutti gli spicchi di luna

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venerdì, 23 novembre 2007

bar bianco

paradise city

- Mamma, cos'è il paradiso?
- E' un posto molto bello dove si va quando si è morti se prima si è stati molto buoni. Se non si è stati molto buoni si va in un posto molto brutto che si chiama inferno
- Perché?
- Perché se si è stati molto cattivi si va in un posto molto brutto che si chiama inferno dove c'è il diavolo che è uno molto cattivo e se si è stati molto buoni si va in un posto molto bello che si chiama paradiso, dove c'è Dio, e si sta molto bene ed è molto bello
- E poi?
- E poi si sta lì, per sempre
- E poi?

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martedì, 20 novembre 2007

кафе литературнoе

c'erano un francese un tedesco un inglese - e un americano

You know, there are two good things in life, freedom of thought and freedom of action. In France you get freedom of action: you can do what you like and nobody bothers, but you must think like everybody else. In Germany you must do what everybody does, but you may think as you choose. They're both very good things. I personally prefer freedom of thought. But in England you get neither: you're ground down by convention. You can't think as you like and you can't act as you like. That's because it's a democratic nation. I expect America's worse.

William Somerset Maugham, Of Human Bondage, 1915

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кафе литературнoе

fuga

One day a good fortune befell him, for he hit upon Lane's translation of The Thousand Nights and a Night. He was captured first by the illustrations, and then he began to read, to start with, the stories that dealt with magic, and then the others; and those he liked he read again and again. He could think of nothing else. He forgot the life about him. He had to be called two or three times before he would come to his dinner. Insensibly he formed the most delightful habit in the world, the habit of reading: he did not know that thus he was providing himself with a refuge from all the distress of like; he did not know either that he was creating for himself an unreal world which would make the real world of every day a source of bitter disappointment.

William Somerset Maugham, Of Human Bondage, 1915

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domenica, 18 novembre 2007

bar bianco

pingu

Metà del lavoro è merito di Pingu, che un giorno tra i fogli rilegati e semipatinati di un bel libro si mette i pattini. Fa un po' il pirla, casca di sedere, poi arriva Pinghi e lui si mette in mostra, e finalmente fa un salto bellissimo. Poi si apparta con Pinghi e si danno un bacino becco su becco, mentre gli amici sbirciano da dietro il ghiaccio.

Il resto ce l'ha messo lui, che ha deciso di venire, con me e L., e a neanche quattro anni ha messo i pattini. Lo ha fatto e lo ha fatto come tutti: scivolava, apriva i piedi, trotterellava, perdeva l'equilibrio, insomma, poteva essere un disastro. Invece ha imparato la balaustra, il luogo di salvezza del pattinatore in erba, ha lasciato scivolare i pattini mentre si faceva tirare, ha mosso i suoi primi passettini dentro alla plastica blu numero 29. Aveva deciso di saltare e lo ha fatto, una manina a me e una a L., a un certo punto lo ha fatto davvero, si è appeso ed è saltato, una due tre volte, si è divertito come un matto e mai me lo sarei aspettato da lui, sempre prudente. Basta, basta! E ci accostavamo alla balaustra, e poi subito: andiamo!

L'ho scoperto, nel retrovisore, a sorridere, così.

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